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 In collaborazione con:

Istituto Tecnico Industriale
Basilio Focaccia
Salerno

 
 •Software
 
 •Internet
 
 •Globalizzazione

 Gli atti

 Domenica 26 gennaio 2003
ore 16.00 - 19.00

La globalilzzazione:
problema o opportunità?
(idee e proposte dei partiti italiani)

RELATORI:

On. Giampiero Cannella

On. Guido Milanese

MODERATORE:

Dott. Ettore Panella

 

Dott. Panella: siamo arrivati alla fine, vediamo se ci sono le risposte alle domande che ci siamo posti. Oggi arriviamo al punto finale, la globalizzazione, che software ed Internet hanno permesso, facendo saltare gli intermediari, oggi con due clic si arriva a parlare con una persona che sta in Giappone, a costi praticamente insignificanti. Questo è il vero motivo che ha permesso la globalizzazione. Ho scritto due righe su che cosa è questo fenomeno che sta travolgendo la società, che prima era organizzata per distretti industriali, che adesso sta cambiando faccia. Ve la leggo.
“Per secoli i mercati sono stati caratterizzati dalla localizzazione geografica, e le difficoltà ed i costi per la movimentazione delle merci hanno sempre favorito l'esistenza di economie chiuse dove produttori e consumatori facevano parte della stessa comunità. Solo nel ventesimo secolo, e progressivamente grazie alla maggiore facilità di spostamento delle persone e delle merci, e alle telecomunicazioni, vi è stato un infittirsi degli scambi economici e degli spostamenti della manodopera. Gli effetti pratici sui modelli economici sono stati la concentrazione e la specializzazione, prima nella produzione di beni, e più recentemente di servizi. Concentrazione perché le economie di scala ottenibili con la produzione in serie e di grande quantità consentono un notevole taglio dei costi, mentre la qualità seconda dei casi può migliorare o peggiorare. Il risultato più evidente è stato la fusione o acquisizione tra aziende con la creazione di aziende multinazionali, sempre più potenti ed in continua espansione. Specializzazione perché la possibilità di avere un mercato mondiale per i propri prodotti e di ottenere facilmente qualsiasi bene, a patto di avere il denaro per acquistarlo, necessario o anche superfluo, ha privilegiato chi si è dedicato alla produzione di un singolo prodotto o servizio o comunque ad una fascia di beni omogenei, in questo caso il risultato è stato il fiorire di distretti industriali, polo siderurgico, la valle delle scarpe, degli occhiali, addirittura pezzi di continente, come l'Est asiatico per l'elettronica, si sono andate a sommare alle zone già specializzate per effetto delle risorse naturali, per esempio i paesi produttori di petrolio. Per ciascuno di noi, il risvolto pratico di questo fenomeno ha due aspetti: il progresso ed il consumismo. Il progresso ha consentito anche a chi ha modesti mezzi finanziari di vivere in maniera più confortevole, perfino rispetto ai regnanti del XVIII secolo, che non avevano per esempio né acqua corrente, né riscaldamento, né frigorifero, per non parlare di televisione e computer. Il consumismo è invece quel fenomeno per il quale le persone sono portate ad incrementare lo scambio di beni e servizi, ben al di là dello stretto necessario, anzi il consumo diventa un'esigenza che trova in se stesso la propria giustificazione. La globalizzazione dei mercati, dell'economia, della finanza, delle conoscenze, rappresenta quindi contemporaneamente l'elemento trainane per il miglioramento della qualità della vita, ma anche la concentrazione del potere, l'omologazione e la massificazione degli individui verso modelli ricettivi rispetto ai beni prodotti in larga scala ed in particolar modo a quelli superflui. L'incidenza della globalizzazione sul mondo del lavoro è enorme ed è legata all'allargamento in ambito mondiale della concorrenza, non solo tra i beni prodotti, ma anche tra i lavoratori, accade così che per esempio il trattamento dei lavoratori in un certo settore in un paese del terzo mondo non sia più un fatto marginale o una pura questione etica, in quanto da ciò si può determinare uno spostamento di produzione in grado di incidere enormemente sull'occupazione in un altro stato dove il costo del lavoro sia più alto. Coloro che vedono soprattutto i lati positivi della globalizzazione, che ne traggono vantaggio o che addirittura lavorano proprio in settori nati grazie alla globalizzazione, pensiamo a larga parte della finanza, dei trasporti, telecomunicazioni, analisti, sondaggisti, vengono in genere associati alla parola global. Coloro che invece rifuggono dalla globalizzazione privilegiando l'eterogeneità, l'artigianato, la cura della qualità, soprattutto dove l'industrializzazione, l'automazione e l'economia producono prodotti economici ma scadenti, o in alcuni casi dannosi, tipico è l'esempio della produzione alimentare, vengono generalmente identificati con il termine no global. Si potrebbe dire che una delle maggiori novità del nuovo millennio, sia la radicalizzazione dello scontro fra queste due mentalità, su argomenti quale l'ambiente, il controllo delle multinazionali, la salute, lo sviluppo, la solidarietà ed il lavoro. La componente global finisce per essere sempre più legata al denaro, guadagnato senza il corrispettivo dato al lavoro classico, come quello agricolo, industriale, ma grazie all'ingegno, ricerca, cultura, etc. o alla speculazione, inculcamento di modelli di comportamento orientati al consumo di vari beni, creazioni di attività che talvolta dissolta la cortina dell'enfasi si rivelano veri e propri imbrogli, come la new economy, che si è mangiata parecchie liquidazioni, e c'era poca sostanza. D'altra parte i cosiddetti no global rifiutando in ogni modo tutto ciò che proviene dalla televisione, dalla pubblicità, dalle multinazionali, dalla produzione di massa o da buona parte dell'innovazione tecnologica, e negando le leggi del libero mercato si pongono in una situazione anacronistica e contraddittoria, nel momento in cui cercano di distruggere o almeno contrastare ciò che poi spesso quotidianamente usano. Il contrasto tra questi due modi di pensare parrebbe insanabile, e l'effetto è da una parte l'incapacità di far prevalere i valori ambientali, sociali, solidali, in una strategia tesa unicamente al profitto e governata più dai consigli di amministrazione delle multinazionali che da rappresentanti eletti democraticamente, almeno nei paesi dove questo è possibile, dall'altra parte il problema più grave è invece rappresentato dall'incapacità di tradurre giusti principi e teorie in progetti realizzabili completamente ed adeguati ad un sistema complesso in cui anche l'applicazione di buoni principi se non fatta nei giusti tempi e modi può produrre rimedi più disastrosi del male da curare. Dato per scontato che la globalizzazione planetaria sia un dato di fatto, che ogni tentativo di ritorno in una società organizzata in microcosmi sia impossibile e sia anche dannoso ed impossibile a prescindere dalla bontà degli intenti, io vorrei porre queste domande: esiste una via d'uscita per un'evoluzione del pianeta corretta e ragionata? Internet delle sue origini, fatte di netiquette, di regole di comportamento sulla rete, di rapporti diretti ed interattivi, di risorse e tecniche standard ma non soggette a proprietà, atti e brevetti, di cui il software open source rappresenta questa filosofia, di informazioni non manipolate, di piazze virtuali, di discussioni, di comunità ristrette basate non più sulla vicinanza geografica, come sono le comunità locali, ma appunto su una identità di vedute e di obiettivi, oppure su comunità locali che trovano il loro spazio specifico ed unico in una globalizzazione non omologata e non massificata, in questo caso vengono chiamate glocal, da global e local, cioè un incontro tra globale perché non è possibile non essere globali, ma salvaguardare il meglio del passato, delle tradizioni. La terza domanda: il problema riguarda l'apprendimento dell'uso della tecnologia a volte ostica per chi ha vissuto e lavorato con altri strumenti, ma naturale e quasi divertente per le nuove generazioni, oppure c'è bisogno di un grande cambiamento di mentalità e di predisposizione verso il nuovo, come apportatore di inimmaginabile miglioria nella nostra vita?”

Assessore Romano Ciccone: Qui mi sento fuori luogo, ammetto la mia ignoranza, nel 2002 non so usare il computer, ma capisco che è importantissimo e infatti quando Ettore Panella mi ha chiesto l'impegno del comune di Salerno mi sono subito adoperato per poter stare vicino come assessorato ed amministrazione tutta. Porto il saluto del Sindaco, una persona vicina a questi convegni, a cui la partecipazione è massiccia, Ettore Panella lo vedo contento perché è uno che dà tanto per questo e quindi è giusto che in questi tre giorni ha raccolto dei frutti che con i vostri suggerimenti ed il sacrificio continuo che mettete in questo campo così oscuro per me.

Onorevole Cannella, responsabile informatica AN: La globalizzazione è una vera e propria rivoluzione. Intanto sgombriamo subito il campo da un equivoco, chiedersi se la globalizzazione sia un fatto positivo o negativo è un falso problema perché la globalizzazione è il frutto della evoluzione tecnologica e sarebbe come chiedersi se la corrente elettrica è positiva o è negativa. Con la corrente elettrica si possono accendere le luci, o si può fare la sedia elettrica. Con l'acqua corrente si possono creare disastri o dissodare e coltivare campi. Quindi la globalizzazione è in sé un fatto neutro, dipende da cosa e da come si globalizza. I primi esempi di globalizzazione furono gli antichi Romani, l'impero romano diffuse religione, tradizioni, usanze, il diritto raggiunse i limiti estremi dell'impero; il Cristianesimo, anche i cristiani furono globalizzatori, se in tante parti del mondo crediamo nello stesso Dio, diciamo il rosario, leggiamo la Bibbia, siamo in qualche modo globalizzati. Altra cosa è il globalismo. Ritengo che il problema reale è capire come la globalizzazione disarticoli le strutture culturali, sociali economiche che finora sono arrivate ai nostri giorni, distretti industriali ed altre strutture che la trasmissione di dati in tempo reale disarticola. In fondo globalizzazione vuol dire annullamento delle distanze, libera circolazione delle merci, che arrivano dall'altra parte della terra ad una velocità prima impensata, trasmissioni di flussi di denaro e di lavoratori. Tutto ciò è stato reso possibile dalla fine dei blocchi che in qualche modo rendevano il mondo ingessato sotto il profilo politico. Quindi è un evento che scompagina tutto quello che avevamo conosciuto fino a questo momento. La reazione alla globalizzazione somiglia molto a un evento dell'Inghilterra nella fine del 700, il luddismo. Quando nelle fabbriche tessili dell'Inghilterra, arrivarono i primi telai, tale Ludd distrusse queste apparecchiature perché avrebbero causato uno sfruttamento maggiore degli operai, una diminuzione della manodopera. Ci fu questo grande movimento rivoluzionario, che poi fu riassorbito da una parte dalla crescita di organizzazioni sindacali che veicolavano meglio il dissenso rispetto al progresso tecnologico, dall'altra dal fatto che questo progresso tecnologico dava risultati positivi, migliorava la qualità della vita e del lavoro. Allora una contestazione acritica della globalizzazione assomiglia al luddismo e probabilmente in pochi anni avrà lo stesso epilogo. Il problema è capire se la globalizzazione porta ad una omogeneizzazione delle diversità, se globalizzazione vuol dire esportare in tempo reale in ogni parte del mondo, un sistema di vita e di consumi, che non solo annulla le differenze, ma che crea dei nuovi bisogni e delle disuguaglianze sociali. Ritengo che ciò possa avvenire solo se la globalizzazione viene sfruttata dai globalisti. Qui la differenza tra globalizzazione fenomeno, e globalismo ideologia della esportazione di un modello di vita indifferenziato che non tiene conto del territorio, delle culture, delle differenze e delle specificità e che tenta di imporre in ogni parte del mondo un pacchetto di esigenze, di consumi, politico, di diritti. Io contesto il periodo in cui Bill Clinton era presidente degli USA e si avviò la fase spinta dell'ingerenza umanitaria ritenendo che laddove ci fossero conflitti andasse imposta una pace e un tipo specifico di pace, perché a me non interessa andare in Afghanistan e sovvertire un regime perché le donne non indossino più il burka. Il burka rappresenta una civiltà che se civile o incivile lo stabiliscono da soli. A me interessa che in Afghanistan ci sia la democrazia, il pluralismo, la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee. Le usanze e le credenze di quel territorio vanno rispettate, il globalismo è la negazione delle differenze e delle identità ed è una ideologia che nasce dalla parte opposta rispetto alla mia, da chi riteneva che il mundialismo, il cosmopolitismo, il villaggio globale, fosse la prospettiva ottimale per l'uomo in un mondo in cui non vi erano più differenze. La globalizzazione è un'enorme opportunità, l'importante è che non veicoli globalismo inteso come ideologia massificante.

Dott. Ettore Panella: E' stata la fine dei blocchi a favorire la globalizzazione o la globalizzazione ha permesso la fine dei blocchi?

Risposta dell'On Cannella: credo sia stato il più grande globalizzatore, Karol Woijtyla.

Dott. Panella: La globalizzazione secondo me ha reso i blocchi più insignificanti.

Risposta On Cannella: Sono due eventi che vanno in parallelo.

On. Milanese: Nell'analisi spicciola dei quesiti posti che erano e restano irrisolti, perché il fenomeno entra a far parte di un'evoluzione dinamica della quale ancora non conosciamo il momento di transizione, dove approdiamo o come ci approdiamo. Gli interrogativi nascono già dal tema: circolo virtuoso circolo vizioso? Tutto questo ci pone a fare un ulteriore interrogativo che nasce da una mia proposta di legge, quando era il momento caldo della tensione sulla pedofilia in Internet, mi son posto il problema che qualche cosa bisognava pur fare, non si poteva rimanere estranei come legislatori ad una problematica che invadeva in maniera così aggressiva i nostri figli e l'utenza. Questa proposta di legge riguardava la protezione dei minori che usano la rete, la necessità di dover porre protezione su questo, non solo come legislatori, ma anche come genitori di ragazzi che sempre più utilizzano questo sistema di rete. Io chiudo con un mio ulteriore interrogativo. E' un utilizzo ormai necessario, è una protesi che ormai ci portiamo dietro e chi non riesce ad utilizzarla diventa elemento monco della società, e quindi diventa l'elemento protesico, l'arto operativo della nostra attività quotidiana, e quindi mi piace immaginare l'utilizzazione come arto fatto di muscoli e di nervi che possa arrivare a sostituire una parte stessa della nostra invadibile intelligenza. Noi sfruttiamo solo una piccolissima parte del nostro cervello, esistono neuroni di cui non conosciamo l'attività, che pure dobbiamo attivare per raggiungere qualcosa di ulteriormente utilizzabile, e ritengo che il sistema ci porti oltre verso nuovi spazi e nuovi territori. Allora, anche una parte della nostra intelligenza, ma non può e non deve invadere nemmeno una piccolissima parte del nostro animo e della nostra volontà. Questo è il limite invalicabile che dobbiamo porci e forse è l'unica certezza di cui dobbiamo essere consci e consapevoli. L'uomo resta sempre e comunque l'elemento centrale di qualsiasi sistema.

Intervento ragazzo: in un mondo come il nostro è impossibile essere no global, si viene globalizzati dal mondo stesso.

Dott. Ettore Panella: i no global è un gruppo ampio, è facile trovare di tutto, questo è normale perché siamo in una fase di transizione e non abbiamo le idee esatte su cosa avverrà. Questa è la fase più importante, quella dei pionieri, di quelli che faranno realmente il futuro ma si piglieranno tutte le frecce perché creano. E' anche la fase più pericolosa.

Domanda dal pubblico: Si è parlato di sfruttamento causato dalla globalizzazione verso altri stati, come se si volesse legalizzare quello che accade.

Dott. Panella: Abbiamo due paesi grandi e popolosi, come il Brasile e gli USA. Il Brasile esporta campioni di calcio, gli USA nel calcio, pur essendo fortissimi in altre discipline non eccellono. Questo perché? Perché i brasiliani sono migliori? O perché in Brasile tutti giocano a calcio, ma sono pochi quelli che emergono. Facendo un'analogia con il mondo occidentale, penso a quanti risultati in pochi anni si sono ottenuti, grazie a una serie di ricercatori. Perché questi ricercatori sono emersi? Perché c'è una grande base di cultura, questa repubblica ha portato la scuola dappertutto e da una grande massa sono emersi pochi elementi, che messi insieme sono un grande numero. Allora se moltiplicassimo per quattro, cioè i paesi sottosviluppati tre volte quelli sviluppati, i ricercatori, non avremmo quattro volte i risultati attuali? allora mi sono chiesto: ma non è che noi stiamo barattando per un tappeto a basso costo magari la cura per il cancro o un'altra risorsa scientifica? Non ci stiamo facendo del male?

Risposta onorevole Milanese: Sono d'accordo al dubbio sulle strategie. C'è una proposta di legge per poter devolvere l'8 per mille alla ricerca, ritengo che l'uso di maggiori fondi possa servire non solo ad un ulteriore sviluppo ed attenzione, ma anche a quello che era il tema a me caro, perché mettere dei filtri di protezione alla utilizzazione di un sistema da parte dei nostri figli significa dare maggiore credibilità e attenzione allo sviluppo buono del sistema, circoscrivendo quelli che sono gli aspetti negativi che qualsiasi attività si porta dietro.

Dott. Panella: ieri in presenza di un magistrato siamo giunti alla conclusione che il sistema è molto complesso e va guardato con molta attenzione, con l'aiuto delle persone che lo amano. Noi non siamo mercenari ma siamo disponibili ad aiutare a trovare delle soluzioni che però non sono miracolose. Abbiamo rifiutato di parlare di pedofilia, perché è un reato che nell'80% dei casi si svolge in famiglia o con il vicino di casa. La pedofilia è stato un ottimo motivo per dare addosso alla nostra categoria. Le grandi cause spesso nascondono qualcosa, ogni cosa terribile ha sempre un Dio che la sponsorizza. La pedofilia è una cosa terribile. Nel 90 fu catturato un italiano negli USA che per telefono ordinava una bambina, però il fenomeno non era chiaro, grazie ad internet è diventato chiaro. Nella tredicesima legislatura si sono fatte molte proposte ridicole. La mia paura è che per una cosa così importante concentrarsi solo su Internet è come scaricarsi la coscienza. Grazie ad internet si è saputo di questo fenomeno.

Risposta On Milanese: La visuale da cui io parto è la stessa, per evitare che l'attenzione venga guidata verso alcuni settori di negativismo del fenomeno per offuscare tutto ciò che andava produttivamente in positivo.

Dott. Panella: E' il rischio delle crociate il soffrire insieme, il compatire, è diverso. Io domandavo se la differenza di possibilità fra nord e sud, il mantenere questa differenza in realtà non fosse una cosa che va contro i nostri interessi.

On Cannella: Internet è un mezzo, su cui possiamo mettere tutto, è una barca, è un'auto, un telefonino, un mezzo di comunicazione qualsiasi, allora non è la causa di un fenomeno né un mezzo che amplifica o diffonde un fenomeno, la pedofilia è antica quanto l'uomo. E' ovvio che essendo un mezzo di comunicazione va attenzionato per quello che può creare diffondendo i vari contenuti. Però sul banco degli imputati non c'è internet, ma la pedofilia, il crimine. Per quanto riguarda la domanda della ragazza il tema da lei posto è reale, concreto. La Geox ha fabbriche in Romania perché lì il costo del lavoro è più basso, e così vari altri marchi. Il problema è ineludibile se non con una regolamentazione del fenomeno della globalizzazione, io conteso fortemente chi contesta i vertici internazionali, perché contestare il G8 è una scemenza. Il G8 è un consesso in cui i rappresentanti degli stati democraticamente eletti, stati che determinano per forza di cose delle cose, discutono per minimizzare, ottimizzare l'impatto, in questo case di Internet e della globalizzazione sul tessuto sociale mondiale. Contestare coloro che discutono su come la globalizzazione può essere più giusta è controproducente rispetto al fenomeno. Allora per evitare lo sfruttamento dei paesi più ricchi rispetto a quelli più poveri, la soluzione migliore è di attivare in questo senso gli organismi internazionali che si occupano di questo e diffondere l'accesso, perché c'è un divario tra società che hanno il know how, e l'accesso a queste nuove forme di comunicazione e quelle che non ce l'hanno che in questo momento e causa questa differenza. La democraticizzazione dell'accesso a queste nuove tecnologie senza evocare lotte di classe trasposte nel terzo millennio è la migliore medicina per far sì che il mondo non si divida in paesi che sfruttano e paesi che vengono sfruttati e questa strategia si fa coi vertici internazionali. Non ci sono scorciatoie, indietro non si torna.

On Milanese: sono d'accordo con lui che richiamava la neutralità dello strumento che è un mezzo e non il fine, è un elemento di transizione tra quella che è la volontà dell'essere umano per potere poi raggiungere una finalità obiettiva, che deve ovviamente essere un risultato positivo. Questo richiamo alla neutralità sembra l'elemento sintetico che possa in modo dare risposta a una gran parte di dubbi coi quali avevamo aperto il discorso. La libera circolazione mette in sé quel meccanismo di uguaglianza di cui parlavamo, ed ecco l'antiteticità di quelli che vogliono combattere un sistema cha parla in modo neutro. Questo elemento è fondamentale, rispetto a questa neutralità, e al rispetto della territorialità, della non invasività, mi pare l'elemento che vada poi a salvaguardare quello che è l'elemento, l'obiettivo del legislatore, di chi si interessa del sistema e degli utenti.

Domanda dal pubblico: Abbiamo parlato di circolo vizioso e virtuoso, abbiamo visto che anche all'estero la problematica si dibatte a piè pari, il caso indiano dove le aziende statunitensi hanno investito, capovolto la situazione economica di quel paese per quanto riguarda quel comparto merceologico, la tecnologia. Le aziende si sono poi riempite di una serie di settori collaterali dei servizi che sono letteralmente esplosi. Tutti questi passaggi sono partiti dal presupposto che sono gli investimenti. Abbiamo visto le difficoltà dei ragazzi e delle strutture soprattutto meridionali. Assistiamo a una scuola in una località di benessere, Milano, capitale economica di Italia e non vediamo nessun paragone fattibile con le nostre strutture scolastiche e universitarie. Come facciamo a comprendere quali intenzioni hanno i politici di far passare da circolo vizioso a circolo virtuoso l'alta tecnologia. Nelle scuole mancano i computer e gli strumenti da base.

Dott. Panella: io ritengo che il vero vanto di questa repubblica è stato aver portato la scuola a tutti. Io ho fatto un'ottima scuola elementare, una buona media, un mediocre liceo. Il computer l'ho visto alla fine del mio corso di laurea in informatica.

Intervento dal pubblico: nelle scuole del nord ci sono i computer già dalle elementari. I nostri ragazzi all'università non hanno mezzi informatici appropriati.

Dott. Panella: Comunque non bisogna solo avere il mezzo, bisogna saperlo anche usare.

Intervento dal pubblico: Ma gli insegnanti lo sanno usare il Computer?

Risposta dal pubblico: al nord si.

Intervento dal pubblico: non è nord si è sud no, gli insegnanti sono nelle stesse condizioni.

On Cannella: il problema esiste, è ovvio, è un problema di strutture e mentalità, non si risolve con un decreto legislativo o con una finanziaria. Però è stato inserito in questa finanziaria uno stanziamento che dà la possibilità di sovvenzionare gli investimenti nell'acquisto di beni relativi ad internet.

On Milanese: direi che il problema è culturale. I distretti scolastici vivono una loro autonomia, per cui possono indirizzare delle risorse in una direzione anziché in un'altra. Il politico investe più come fatto di carattere generale, perché ha il dovere di interessarsi di tutta l'evoluzione economica e culturale, però ci sono differenze di scelta nei singoli distretti scolastici laddove hanno l'opportunità di stimolare finanziamenti e investimenti in un settore anziché in un altro. Allora va fatto qualcosa come incentivazione culturale verso questo settore.

On. Cannella: Se a Salerno ci stiamo ponendo il problema ed intervengono due parlamentari, uno di Salerno e uno di Palermo, già c'è una piccola variazione di mentalità, perché il responsabile internet del mio partito non è di Milano ma di Palermo, quindi nelle zone considerate meno upgraded, la mentalità si sta diffondendo. Non colmeremo il divario in un anno o cinque anni ma è chiaro che c'è un'inversione di tendenza nella mentalità.

Domanda ragazzo: A Salerno in un istituto di suore ci sono i computer per i ragazzi, anche al Focaccia, quando un ingegnere del nord ha visto i laboratori ci ha riso in faccia. Non sarebbe il caso di fornire anche la nostra scuola con le attrezzature.

Dott. Panella: le attrezzature della scuola non mi sembrano così arretrate. chi da consigli talvolta ci guadagna, non so il caso specifico, ma io ho studiato su macchine calcolatrici, non ho avuto nessun problema. La volontà di studiare prescinde il mezzo. Il Focaccia non è arretrato.

Domanda ragazzo: parlando della globalizzazione non pensate che il conflitto tra USA e Iraq comprende visto lo sfruttamento delle risorse?

Dott. Panella: rigiro la domanda, nel 2100 i nostri pronipoti dovranno avere ancora a che fare con la guerra?

On. Cannella: no è l'ottimismo della volontà, sì è il pessimismo della ragione. La guerra nasce con l'uomo, è la forza che diventa violenza e che viene applicata, a volte legittimamente, a volte no. Credo sia impossibile pensare ad un mondo senza guerra.

Dott. Panella: forse lo psicologo non l'onorevole può darci una risposta.

On Milanese: io dico che tutti conosciamo la legge della fisica, secondo cui un'energia c'è nel momento in cui la si produce e non la si può più annullare, si deve convertire in qualcosa. Noi produciamo energie in grandissima quantità che poi non viene canalizzata in senso produttivo e quindi per forza di cose questa energia a livello individuale diventa implosivi e di qui derivano tutte quelle che sono le malattie della nostra generazione, le malattie psicosomatiche, sono quelle energie che non vengono espresse in termini positivi. Anche nell'ambito delle relazioni umane si sviluppa un carico di energie tensive continue. La risposta del collega era politica e non tecnica ma abbracciava anche il tecnico, e cioè nasce con l'uomo, perché l'uomo fin dalle origini è stato costretto a contendere con altri la preda, la salvaguardia del proprio territorio. Questo non è l'elemento auspicabile in senso etico, morale e religioso, tutti vorremmo che ciò non fosse, ma in maniera non ipocrita dovremmo dire a noi stessi se durante il nostro agire quotidiano, nelle nostre contese quotidiane non sviluppiamo aggressività rispetto agli altri. Allora se quest'aggressività viene allargata nelle relazioni fra i popoli, questo ci dà la spiegazione che molto spesso non riusciamo a fare a meno delle guerre, questo è l'aspetto razionale che non ipocritamente dobbiamo dirci. Nel giornale di oggi, c'è una mia dichiarazione. Il giornalista mi chiedeva se sarei consenziente nel caso l'ONU non desse il placet visto che faccio parte di questa coalizione di governo. Io ho detto che se anche l'ONU dovesse dare il suo consenso io sarei annichilito all'idea di dover assentire al momento di guerra. C'è differenza fra il momento razionale o politico, e quello emotivo o intimamente religioso di ognuno.

Dott. Panella: non sono così convinto, credo che per quanto riguarda la guerra è possibile che si verifichi all'inverso quello che è successo con la schiavitù, che è stata abolita formalmente, ma materialmente esiste ancora. La guerra resterà formalmente ma di fatto non verrà fatta, perché ci saranno tali rapporti internazionali, che porterà situazioni come Italia e Francia tra cui la guerra è considerata un evento improbabile.

On Cannella: concordo per tre quarti, nel senso che la guerra in senso tradizionale è improbabile, i conflitti asimmetrici no. Perché al di là del fatto che gli stati saranno interconnessi e collaboreranno, ovviamente non da escludersi che le differenze che comunque esistono provochino dei moti violenti da parte di minoranze possono dei gravi fatti criminosi, come l'11 settembre ha dimostrato.

Dott. Panella: parliamo di un'altra forma di guerra, di gruppi che si organizzano al di fuori degli stati.

On Cannella: mi collegavo al problema Iraq decontestualizzandolo, perché il problema Iraq ci consente di parlare della guerra che potrebbe venire Credo che davvero esista il problema del possesso delle risorse energetiche di questo pianeta. Esistono dei paesi che sono su mare di petrolio, Medio Oriente, Iraq, c'è sicuramente un problema di instabilità internazionale in alcune aree che al di là di una forma di governo formalmente democratica o moderata hanno al loro interno dei fermenti occidentali, e l'Iraq può essere il caposaldo di uno scacchiere anti – occidentale. Gli USA e l'Europa occidentale si pongono il problema del controllo, di neutralizzare eventuali stati ostili che hanno il possesso delle risorse energetiche. Nella seconda guerra mondiale il possesso dei bacini acciaiferi era uno degli obiettivi primari del Terzo Reich e anche in questo caso al di là del fatto politico c'era anche un problema di risorse. Credo poco alle guerre per la diffusione della democrazia. Quasi sempre le guerre nascono per biechi interessi economici e commerciali. A volte a una causa si sposa l'altra. Credo che questa guerra non sia inevitabile ma si inserisce in una doverosa strategia per l'occidente di autotutela, perché esistono dei paesi, come l'Arabia Saudita che al di là dei loro governi formali possono dare ospitalità e risorse a gruppi terroristici o a gruppi ostili che hanno come unico obiettivo portare il terrore nell'occidente.

Dott. Panella: Abbiamo visto nella storia che c'erano i cosiddetti guelfi e ghibellini, oggi dire di essere guelfo o ghibellino non avrebbe più senso perché non ci sono più i valori del tempo. E' cambiata totalmente la società, dire comunismo e capitalismo che senso ha? Dire destra e sinistra ha ancora senso, oppure così ci portiamo i retaggi di un passato che non può tornare? Non sarebbe meglio introdurre un nuovo linguaggio, di fare un museo dove portare i cimeli del XX secolo, anche se questo può significare per ogni partito un gioco dei quattro cantoni, perché l'essersi incontrati e messi insieme in un periodo con delle tematiche, cambiare le tematiche vuol dire che poi ognuno rifà la propria scelta.

On Cannella: il museo del XX secolo si può fare, credo che siano cambiate le categorie perché è cambiato il mondo. Una prima schematizzazione nel terzo millennio si può fare, tra identitari e liberal. Senza voler associare al termine liberal qualcosa di positivo e al termine identitari qualcosa di retrogrado, io mi schiero subito con gli identitari. Quando parlavo dei globalisti, mi sembrava strano che a sinistra si contestasse quel tipo di globalizzazione non pensando che in realtà fosse il frutto estremo del pensiero della sinistra, che guardava al mondo senza differenze. Con la orizzontalizzazione del sapere, delle informazioni, chi vuole vivere senza essere spersonalizzato e vuole rappresentare qualcosa, deve verticalizzare la sua conoscenza, deve essere radicato, difendere i suoi costumi e le sue tradizioni. Gli aborigeni australiani hanno fatto un sito internet per farsi conoscere nel mondo, è una cosa bellissima. IO sono identitario in questo senso, credo che ci si possa tuffare nella globalizzazione portando la nostra identità. Voglio che chi ha da esportare identità lo faccia esportando questo strumento, in questo senso internet apre un circolo virtuoso. Chi a qlcosa da dare e dire vince, chi non ha nulla da dare o dire soccombe. E' una legge di natura, è triste ma è così. Ecco perché sono identitario, e difendo la mia nazione, la mia gente, la mia lingua, dove le persone si identificano nel mio stesso percorso storico, questa senza escludere altre culture che in un mondo globalizzato entrano in contatto con me, ecco perché vedo il sito degli aborigeni e comunico con loro.

Intervento On Milanese: Questo buttarsi dietro tutto ciò che di negativo aveva rappresentato il XX secolo, di guardare avanti senza portarsi dietro il retaggio della contrapposizione, di ciò che è stato, ma di ciò che deve essere rispetto al miglioramento della società e dell'umanità nel suo complesso. Le due cose si possono sposare.

Domanda dal pubblico: Ricollegandomi alla domanda del dottor Panella sul baratto tra un tappeto economico e la cura contro il cancro, la domanda che voglio porre è: è giusto portare il progresso in questi paesi sottosviluppati però facendo così portiamo i nostri prodotti di qualità migliore ma ad un costo più alto, andandoli a sostituire ai prodotti locali, a costo più basso con qualità peggiore, questo non porta ad un crollo dell'economia di questi paesi? Se io devo far valere le mie usanze, questa globalizzazione non va a distruggere quello che io ho di mio?

Dott. Panella: volevo dire che ci sono bambini che non vengono mandati a scuola a studiare ma a produrre tappeti, un bambino non secolarizzato non diventerà mai ricercatore e da quei paesi non verrà mai alcuna scoperta.

Risposta On Cannella: io difendo il prodotto locale e può essere anche il prodotto locale tibetano che ha la forza di imporsi e di essere diffuso, tutti possono conoscere il dolce tipico degli aborigeni. La globalizzazione ti permette di esportare la tua conoscenza e allo stesso tempo avere conoscenza a patto che si democratizzi lo strumento. Se riusciamo a liberalizzare l'accesso alla rete per chiunque abbia qualcosa da veicolare bypassiamo tutti i problemi, non credo si possa impedire ad una multinazionale di essere presente su tutto il pianeta se ne ha la forza, è la legge del libero mercato. Possiamo solo democratizzare lo strumento ma non avere barriere al libero mercato.

Dott. Panella: Quando mi iscrissi all'università notai subito che lo strumento informatico permetteva livelli di controllo della vita del cittadino, molto alti. Soprattutto la struttura piramidale in uso a quel tempo permetteva forme di controllo anche subdolo. Quando conobbi internet capii subito che qualcosa di diverso era avvenuto, internet non era controllabile centralmente ed è quindi una nuova risorsa. Non voglio entrare in una diatriba su Microsoft, il software ecc., ma dico, la rete, intesa come non controllabile fino in fondo, perché viene sempre vista come negativa? Io l'ho vista sempre come positiva contro un controllo che poteva essere estremamente oppressivo. Un'altra domanda, una domanda retorica, l'Unione europea, nella storia non si è mai visto che degli stati potenti si fossero uniti in maniera indolore, si pensava che l'Egitto si fosse unito per un accordo, in realtà si è scoperto che ci fu una guerra. Non mi risulta che senza guerra vi sia stata una così grande aggregazione. Allora quello europeo è un esempio valido da perseguire? Tantissimi paesi vogliono rinunciare alla loro autonomia ed entrare nella comunità economica europea. Non è questa cosa foriera di un nuovo mondo che si sta creando?

On Cannella: durante un'assemblea nazionale del mio partito presentai un documento su internet, lo ha letto il senatore Fisichella che mi ha bacchettato perché ha detto che a destra non posso leggere la parola anarchica associata ad un fatto positivo. Era una battuta, detta da un conservatore puro, ma rappresentò un fatto rivoluzionario. Io dicevo che la rete è positivamente anarchica perché senza controllo. L'unica cosa che possiamo ipotizzare è determinati meccanismi sanzionatori nel caso accadesse qualcosa. Per esempio esistono siti che possono lanciare minacce gratuite e mirate. La Comunità europea nasce in modo indolore, ma all'indomani della più sanguinosa guerra civile che l'Europa abbia conosciuto, la seconda guerra mondiale. Quella guerra ha fatto scuola, ed è sta un grosso insegnamento. L'Europa è una grande risorsa che ha espresso solo il 20% delle sue potenzialità.

On Milanese: ritengo che nel concetto di rete sia insito il concetto di libera circolazione, anche perché le interconnessioni sono talmente tali e tante che diventa difficile controllarle. Il controllo significa interruzione della trasmissione. Quel termine anarchico era voleva avere l'essenza positiva del termine che in assoluto si porta in sé. Per quanto riguarda il problema Europa ritengo sia uno degli elementi fondamentali dei nostri tempi ai quali bisogna guardare con interesse e attenzione. Io son partito con un'attenzione particolare per l'elemento umanistico, ma ora sto prendendo lezioni…di computer. Mi auguro di essere un elemento di sintesi, di riuscire a coniugare un negativismo di fondo rispetto all'apertura mentale per le nuove evoluzione ma comunque un'attenzione ed una forte volontà a far sì che le due cose possano coniugarsi.

 

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